Le città invisibili di Italo Calvino

Sono sempre stato dell’idea che alcuni libri vadano letti al momento giusto.  In questi lunghi giorni di quarantena ne ho letti molti, e tutti a modo loro mi sono serviti per imparare qualcosa. Ma  Le città invisibili di Italo Calvino, nella nuova edizione economica Mondadori, è stato forse quello che più mi è stato d’aiuto per affrontare  l’ultimo periodo di quarantena. 

Calvino è arrivato quando ho iniziato a sentire quella stanchezza, anche mentale, che si era accumulata in due mesi di esilio dal mondo.

Leggere Le città invisibili, infatti, è stato come uscire fuori e prendere una grande boccata d’aria fresca, ma restando in casa. 

È un libro molto interessante per tanti aspetti, lo si può leggere in tanti modi e utilizzando tante chiavi di lettura, partendo dai dialoghi tra il veneziano Marco Polo ,viaggiatore visionario , e Kublai Kan, un imperatore melanconico che ha compreso che il suo sterminato potere conta ben poco perché tanto il mondo sta andando i rovina, che aprono e chiudono ogni capitolo del libro. 

Polo, a differenza degli altri ambasciatori che riportano  a Kan notizie sugli avvenimenti politici o le condizioni economiche delle città  e dei territori del suo immenso impero, parla all’imperatore di città che non esistono, dei loro cittadini, delle loro abitudini, dei loro pensieri e dei loro sentimenti. 

Kan sospetta che molte delle città di cui il giovane veneziano va narrando, siano frutto della sua fantasia, eppure resta ad ascoltarlo e discute con lui della vita e del mondo. 

I loro dialoghi spesso sono silenziosi, Polo non conosce molto bene la lingua dell’imperatore, ma racconta delle città visitate attraverso gesti e oggetti che Kan impara a decifrare. 

Tra i dialoghi di Polo e Kan si trovano le pagine che descrivono le città invisibili. Calvino racconta di averle ideate nel tempo, scrivendo su pezzi di carta e fogli conservati in un unico faldone, seguendo i suoi sentimenti, o dopo aver dialogato con degli amici, o dopo aver letto libri. Man mano che aumenta il numero delle città, Calvino le suddivide secondo delle categorie ben precise, a seconda delle tematiche e della tipologia di città che ha raccontato, sono undici in tutto. Per farvi un esempio ci sono le città e la memoria, come Isidora che diventa la città ideale, dei sogni; ci sono le città sottili come Zenobia che si regge su palafitte, i cui palazzi crescono sempre più alti, e i suoi abitanti non potrebbero immaginare di vivere in un luogo diverso; ci sono le città e li scambi, come Cloe dove gli abitanti si scambiano sguardi di continuo; ci sono le città continue, che crescono senza fermarsi, dal vecchio nasce il nuovo, finché non si dimentica com’era la città originale. 

Ognuna di queste città, dai nomi femminili, potrebbero essere la città perfetta, se non fosse che, e  questo ci viene fatto notare sempre, in ognuna di loro c’è un angolo buio che le rende umane e piene  di difetti. 

Le città di Calvino lasciano sensazioni e sentimenti diversi, immagini e visioni nella mente di chi legge il libro, e sono certo he ogni lettore resta colpito da ognuna di queste città , che cambiano se osservare da un lato e da una certa prospettiva.

Duccio.

2 pensieri su “Le città invisibili di Italo Calvino

  1. Non pensavo che “Le città invisibili” si potessero adattare a questo periodo, ma “rileggendole” attraverso il tuo bel post, mi sono resa conto che, in effetti, sono un “libro da quarantena”. P.S. Anche io sono una fan del libro giusto al momento giusto.

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    1. È stato il libro perfetto!
      Si sono convinto che alcuni libri arrivano quando servono. Mi è capito anche con libri che avevo iniziato e chiuso poco dopo, li ho ripresi anni dopo e li ho amati. Questioni di tempo!

      Piace a 1 persona

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