Palermo Shooting

Un freddo fine settimana a Palermo

Premessa

Lo scorso weekend ho fatto un salto a Palermo. Con me ho portato solo uno zaino con dentro un cambio di vestiti, la mia cara Nikon, penna, taccuino e un libro perfetto da leggere  quel fine settima, Repertorio dei pazzi della città di Palermo di Roberto Alajmo (Sellerio Editore Palermo, 2018) e tanta voglia di esplorare la città. 

Tra vento, neve e pioggia io e mio padre siamo riusciti ad arrivare in città.  Una volta giunti all’entrata di Palermo accendiamo il navigatore e con grande facilità riusciamo ad arrivare davanti al palazzo dove avevamo prenotato il nostro bed and breakfast Al Vicerè, trovato per puro caso dato che tutte le altre strutture alberghiere erano già piene. Un navigatore è fondamentale sopratutto quando si arriva e bisogna imboccare l’entra giusta.

Se partite da Noto o Siracusa vi consiglio di mettervi in strada alle otto del mattino perché per arrivare a Palermo servono tre ore di viaggio in auto.

Meteo

Non ho avuto molta fortuna con il tempo, infatti un vento gelido sferzava per le strade di Palermo e la pioggia continuava a cadere senza sosta.Mi sono detto che in fondo un pò di vento freddo e della pioggia non mi avrebbero fermato. Poco dopo aver fatto il check-in, scopriamo che la nostra stanza in realtà è un appartamento. Il divano della sala da pranzo diventa subito la mia base dove deposito cappotto, sciarpa e zaino. Dieci minuti dopo sono pronto ad affrontare il vento gelido ed esplorare Palermo. 

Via Maqueda

Data la vicinanza la prima cosa che voglio visitare è il Teatro Massimo, maestoso ed elegante, un tempio dell’arte. Scopro che per visitarlo ci vuole circa mezz’ora e non ho molto tempo prima che faccia buio, così decido di rimandare al giorno dopo e mi incammino verso Via Maqueda.

La strada è una delle principali del centro storico palermitano, piena di negozi , gente che sale e scende che chiacchiera ad un volume di voce altissimo e di biciclette che ti sfrecciano vicino. L’atmosfera è piacevole, la grande città di Palermo è elegante e decadente allo stesso tempo. Come i portoghesi hanno Lisbona noi Italiani abbiamo Palermo. Passeggio per una decina di minuti perdendomi tra una stradina e l’altra fino ad arrivare alla Cattedrale di Palermo, se vogliamo essere più esatti la Cattedrale metropolitana primaziale della Santa Vergine Maria Assunta, un nome che non ricorderà mai nessuno.

La Cattedrale

Cattedrale di Palermo

Nel momento esatto in cui ho messo piede nella piazza che ospita la Cattedrale sono impegnato in una conversazione madre – figlio, quindi non mi rendo subito conto di cosa ho di fronte. Alzo lo sguardo e resto in silenzio per alcuni secondi, sbalordito dalla bellezza della Cattedrale.  Si tratta di una struttura architettonica incredibile, che nei secoli ha subito molte modifiche e abbellimenti, tant’è che ci si confonde per la diversità e per il numero di stili che sono presenti in essa. Si va dal bizantino, romanico, normanno, islamico, gotico, rinascimentale, barocco, fino ad arrivare al neoclassico. Non manca proprio nulla insomma. L’interno come molte cattedrali siciliane è sempre un pò spoglio, ma elegante e semplice. Do uno sguardo veloce all’urna di Santa Rosalia, patrona della città di Palermo, protetta da un cancello dorato e un grande lucchetto. Scatto altre due foto e torno tra le sferzate del vento gelido.

Le straduzze

Torno a vagare e scattare foto tra le “straduzze”. Sento un gruppo di uomini parlare in dialetto palermitano, sembra che litighino, ma in realtà si tratta solo di un normale scambio di opinioni tra compari. L’eco delle loro voci rimbomba tra le mura di una palazzo ormai decadente di cui non resta più alcuna traccia della sua passata bellezza. Solo un gruppo di gatti randagi lo abita, alcuni giocano, altri sono più interessati a consumare un piatto pieno di carne che qualcuno avrà portato lì per loro. Passo tra le case abitate e vedo i volti di alcune vecchiette affacciate agli usci delle loro abitazioni o sedute dietro i vetri della porte, che mi osservano passare. La curiosità dei siciliani è unica al mondo, guardano lo straniero con sospetto ma finiscono sempre per  fidarsi di lui. Non mi sono soffermato molto, ho sorriso e salutato abbassando il capo continuando la mia passeggiata.

Mercato del Capo

La città di Palermo è famosa per i suoi mercati: Vucciria, Capo e Ballarò sono i mercati storici della città, ma ce ne sono tanti altri da visitare. Il tempo a disposizione che ho non è molto ma sono riuscito comunque a vedere il Mercato del Capo. Inizia da Porta Carini adiacente al Tribunale e si estende lungo la zona che va verso la Cattedrale. È  un gran fluire di gente, odori di cibi e di urla dei venditori, quasi ci si confonde nel mezzo di quel bellissimo delirio. Un luogo unico, pieno di vitalità e colori, con qualche sfumatura di modernità.

Un the caldo e una cena a suon di jazz.

Il buio della sera arriva e sento la necessita di rifugiarmi da qualche parte. Trovo un piccolo caffè adibito a sala da tè con tema di Alice in Wonderland. Tazze appese ovunque, strani divani colorati e sedie di diverse dimensioni riempiono il locale. Una fetta di torta e un the caldo sono perfetti per riprendersi un pò. Apro i libro di Alajmo e leggo qualche passo. Si tratta di un libro in cui si raccontano le storie di diversi personaggi palermitani alcuni pazzi, altri probabilmente no. Sono storie divertenti, tristi e assurde, è una raccolta di personaggi unici. Probabilmente De Andrè avrebbe tratto un album da questo libro. 

La sera ritrovo mio padre e andiamo a cenare in un localino chiamato Fabbrica102 dove mangiamo pane e panelle, arancine (a Palermo l’arancino diventa l’arancina, quindi attenti a non sbagliare quando ne chiedete una) e altre leccornie del posto, con musica jazz in sottofondo.

Teatro Massimo

Domenica mattina dopo una colazione veloce saluto mio padre e riprendo il mio giro. Prima tappa il Teatro Massimo. Per entrare si paga una biglietto di 8 euro con guida inclusa. Mentre attendo di entrare con il resto del gruppo,  faccio conoscenza con una simpatica coppia di turisti giapponesi che mi raccontano del loro viaggio in Sicilia. Il giro inizia e ci si immerge subito in un’atmosfera ottocentesca, la mia immaginazione inizia a volare e mi ritrovo tra i nobili siciliani e le dame dagli abiti sontuosi ed eleganti, che chiacchierano e scherzano prima che inizi l’Opera. Descrivere la bellezza del Teatro Massimo e i suoi meccanismi  non è cosa semplice. Però vi racconto una delle cose che più mi ha colpito: Unica è la sala dell’eco, al suo interno le voci si moltiplicano e diventa molto difficile seguire un discorso per la sovrapposizione delle voci, ma la cosa incredibile di questa stanza è il centro. Chiunque vada a posizionarsi lì sentirà la propria voce rimbombare, mentre chi resta fuori dal cerchio vedrà solo le vostre labbra muoversi e non sentirà una parola di quello che state dicendo. Io e la coppia di giapponesi ci siamo molto divertiti a fare un pò di prove.

La chiesa della Martorana 

Dopo la sorprendente visita al teatro, vado direttamente alla ricerca della Chiesa della  Martorana, attraverso qualche strada interna fino ad arrivare a Piazza Bellini. La Chiesa si trova su quella piazza quadrata. 

Chiesa della Martorana

La giornata è più calda, il sole è alto, in giro c’è molta gente, famiglie, ragazzi e qualche turista. Gli scout hanno invaso la città e li ritrovo ovunque, anche in quella piazza, che giocano , cantano e mettono in fila le squadriglie. Decido di visitare subito la chiesa. Lo spettacolo al suo interno è unico, i mosaici d’oro che ricoprono tutte le volte e la cupola della chiesa siculo-bizantina mi lasciano senza fiato. C’è un battesimo in corso quindi cammino piano e cerco di non far troppo rumore. Qualcuno si gira dalle panche, capisco che forse è il momento di uscire. 

Piazza Bellini , Quattro Canti, Fontana Pretoria

Repertorio dei pazzi della città di Palermo

Resto seduto nel caffè della piazza per quasi una mezz’ora, sorseggio un caffè e apro il giornale per leggere qualche notizia. Altri sono seduti vicino a me e chiacchierano, gli scout continuano a giocare, la gente passeggia e scherza, il sole mi riscalda dal freddo. Un momento perfetto e unico. In quel momento ho amato Palermo.

Quattro Canti

Niente è per sempre, tanto meno il tempo, così raccolgo tutte le mie cose , scatto qualche foto a quella che è diventa la mia piazza preferita a Palermo e mi incammino verso la strada principale. Attraverso i Quattro Canti, un angolo misterioso della città e giro intorno a Fontana Pretoria.É un giro veloce perché devo correre via. Con mio padre dobbiamo rientrare a casa. Prima di raggiungerlo ho il tempo ancora di guardarmi attorno e fissare alcune immagini e sensazioni. Raggiungo mio padre nei pressi del teatro, ha già messo l’auto in moto. Carico tutto nel bagagliaio, salgo in auto e ripartiamo verso casa.

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